Deve aver parlato molto piano

 Ninetta è un nome bellissimo, di quelli, musicali, dolcissimi  e ormai passati di moda, che lo scrittore Mario Pacifici ha scelto per la protagonista del suo racconto “Don Gaetano”. Ninetta abita a Roma non lontano dal ghetto ebraico dove gli abitanti, fatti oggetto delle angherie delle Leggi razziali da parte di un regime dispotico e circondati da silenzio, indifferenza, forse anche paura, soffrono quotidianamente.

È un periodo in cui il mondo pare immerso nel buio, suggerisce lo scrittore, in cui si accettano compromessi anche se questo significa indifferenza al dramma che è sotto gli occhi di tutti.
Ninetta ha avuto il torto di innamorarsi di Daniele. Innamorarsi è una cosa che accade normalmente tra ragazzi, ma Ninetta ha sbagliato: si è innamorata di Daniele che vive nel ghetto ed è ebreo, e lo vuole sposare.
Una cosa gravissima che non può essere tollerata, un matrimonio misto: non lo vuole la Chiesa e non lo permette la legge. La ragazza ha chiesto aiuto al suo parroco, che è un uomo buono e comprende la sofferenza, è un soldato che cerca di alleviare il dolore dei suoi parrocchiani attraverso le parole della fede.
Don Gaetano, umile prete, si sente a disagio nella lussuosa stanza del cardinale presso il quale si è recato per chiedere quella dispensa che consentirebbe a Ninetta di sposare Daniele. Le sue parole di pietà per Mariuccia che soffre perché è stata licenziata dai padroni ebrei nella casa dei quali è cresciuta, non arrivano alle orecchie del suo interlocutore che lo invita, anzi, ad essere prudente: sono tempi difficili, la Chiesa è in pericolo, bisogna saper ‘misurare le scelte’.
Quando don Gaetano perora la causa di Ninetta, il cardinale scoppia in una risata: non concederà la dispensa per il matrimonio per non andare contro il suo magistero pastorale e contro la legge.
Il prete, tornato nella sua parrocchia, cerca di far comprendere alla fanciulla i motivi del rifiuto. Ma Ninetta non capisce perché debba essere considerato un delitto nascere dalla parte opposta di via Arenula.

Roma, Via Arenula
“Lo sapete cosa dice Daniele di quelle leggi? Dice che sono un’infamia e che non capisce come possa il Papa rimanersene in silenzio senza condannarle. Dice che tutti gli ebrei si sentono traditi da quel silenzio. Dice che è come se li avessero messi di nuovo nel ghetto ma che Mussolini non avrebbe mai osato tanto, se il Papa avesse detto con chiarezza che il razzismo offende la Legge di Dio.”
Don Gaetano levò in alto un dito con un’espressione corrucciata, come volesse replicare aspramente, ma invece esitò e rimase in silenzio.
Sedette di nuovo accanto a Ninetta.
“Ci manca solo che adesso un ebreo pretenda di insegnare qualcosa al Santo Padre. Di dirgli quello che deve o non deve fare.”
La ragazza scrollò le spalle.
“Daniele ha ragione, Padre. La Chiesa dovrebbe gridare di fronte a questa ingiustizia. Se non lo fa, è come se se ne rendesse complice”.
Don Gaetano battè la mano sullo scranno di fronte.
“Ora basta, Ninetta. Non ti permetto di essere insolente con il Santo Padre. E poi che ne possiamo capire noi di quello che succede? Siamo solo povera gente, non possiamo giudicare. Ci sarà una guerra, lo dicono tutti, e la Chiesa stessa è in pericolo…E poi ci sono i bolscevichi, non te lo dimenticare… Il Papa fa quello che può, ma deve essere prudente.”
Ninetta rimase in silenzio.
Non c’era convinzione nelle parole di don Gaetano.
La guerra, i bolscevichi, la Chiesa in pericolo.
Che c’entrava tutto questo con le leggi razziali.
Il Bene è Bene, pensava. Il Male è Male. Questo si aspettava che dicesse il Papa.
“Bastava una parola, Padre. Bastava che il Papa dicesse quello che voi avete detto in chiesa, domenica scorsa. Forse non avrebbe costretto Mussolini a cambiare le sue leggi, ma di certo avrebbe aiutato la gente a capire. E gli ebrei si sentirebbero meno soli.”
Il sacerdote annuì senza convinzione.
“E chi ti dice che il Papa non lo abbia fatto? Nelle opportune sedi il Papa fa sentire la sua voce, stai tranquilla, e la sua condanna è di certo arrivata a chi doveva arrivare. Il Papa non ha bisogno dei nostri consigli. Quando deve parlare in difesa della giustizia lo fa con forza e con chiarezza.”
Ninetta scrollò le spalle.
“Se lo dite voi, Padre, sarà così.”
Raccolse le sue cose e si avviò, in silenzio, lungo la navata, ma quando fu alla porta, si volse di nuovo verso don Gaetano che non si era mosso dal suo scranno.
“Comunque, deve aver parlato molto piano, perché io non l’ho sentito. E  nemmeno Daniele.”
Spaventose e terribili le parole di Ninetta, una pietra pesante sulla coscienza di tutti noi.

Mario Pacifici

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Mario Pacifici, Una cosa da niente e altri racconti

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