Non c’ è nulla di più falso

Del bellissimo libretto “Una cosa da niente” di Mario Pacifici desidero riportare in questo mio taccuino l’Introduzione ai dodici racconti ambientati a Roma al tempo dell’emanazione delle Leggi razziali, in un periodo oscuro della nostra storia.

Come sempre, sono arrabbiata e vorrei possedere una bacchetta magica per far sparire di colpo intere vicende e personaggi allora amati e osannati. Forse noi italiani non sempre siamo stati “brava gente”. No, non sempre.

Nel 1938 il regime fascista introdusse in Italia una serie di provvedimenti “in difesa della razza”, che colpirono drammaticamente tutti gli ebrei del Regno. I cittadini ebrei furono cacciati dalle scuole, dalle università, dall’ esercito e dal pubblico impiego, mentre un’infinità di vessatorie disposizioni rendeva loro la vita impossibile in ogni campo. Essi persero il lavoro e con esso la sicurezza di un dignitoso sostentamento. Coloro che possedevano aziende se ne videro spogliati.

Al di là e al di sopra di tutto questo, gli ebrei furono privati della dignità e della speranza. L’ emancipazione che avevano conquistato nel corso del Risorgimento fu cancellata d’un colpo e per loro si riaprirono idealmente i cancelli di quei ghetti, in cui avevano conosciuto secoli di angustie e di umiliazioni.

I decreti, le leggi e le circolari ministeriali, a tutti noti col nome di “leggi razziali”, furono emanati da un regime dispotico e totalitario, ma ebbero il sostegno delle Istituzioni e il consenso talvolta distratto della popolazione..Se è vero che l’iniziativa politica fu di Mussolini, è altrettanto vero che fu il Parlamento a varare la legislazione razziale e che il Re non fece mancare la sua firma di ratifica.

Non ci fu un solo intellettuale, fra quelli che pur sedevano in Parlamento o che affollavano le Università, capace di levare la propria voce per denunciare il vulnus che veniva inferto alla cultura giuridica italiana.

Oggi, molti italiani hanno, di tutto questo, solo una vaga percezione, mentre il mito inossidabile degli “italiani, brava gente” lascia poco spazio ad una valutazione critica dell’accoglienza che le leggi razziali ebbero nella società. Il Governo, si dice spesso, concesse qualcosa all’alleato nazista, imponendo al popolo italiano misure razziali estranee al suo modo di sentire. Ed è per questo, si dice, che la disciplina razziale fu applicata in Italia solo “all’ acqua di rose”.

Non c’è nulla di più falso.

Le leggi furono applicate, nella scuola come nell’ esercito, con un puntiglio e uno zelo degni di miglior causa. E se qualcuno può considerarle poca cosa è solo perché le contrappone alle successive persecuzioni e deportazioni.

È vero, in Italia non ci fu una “notte dei cristalli”, ma il dramma degli ebrei si consumò nel silenzio di tutti, con la connivenza di tutti.

Se dopo l’ 8 Settembre del ’43 ci furono in Italia innumerevoli esempi di coraggio ed eroismo, in difesa degli ebrei perseguitati, non ce ne furono molti, prima di quella data, in difesa degli ebrei discriminati.

Ci fu solo silenzio.

 E di quel silenzio bisogna chiedere scusa.

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Mario Pacifici, Una cosa da niente e altri racconti

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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