Non si dimentichi il calice del profeta Elia

Un piattino con decorato con disegni di colore blu, simile a quelli che vengono utilizzati per la cena di Pesach, orna il tavolino del mio salotto: un regalo portato al ritorno da un viaggio in Israele. Me ne sono ricordata leggendo i deliziosi capitoletti del libro di Bianca Chagall dedicati appunto alla cena di Pesach.

XXX

Bianca era nata a Vitebsk da una famiglia ebrea ed era la minore di sette fratelli. La scrittrice, dopo aver descritto i preparativi e le grandi pulizie alla ricerca delle briciole di lievito (persino in fondo alle tasche), ci mostra finalmente la tavola apparecchiata.

Noci, mele tritate, colli di pollo, uova sode, vino, il pane azzimo coperto da tovaglioli. La coppa di vino riservata al profeta Elia.

La ragazzina ripete, ora ad alta voce, ora bisbigliando il “Mah-nishtanah”: essendo la minore della famiglia, sarà lei a porre le “Quattro domande a papà.

Disegno di Marc Chagall

 Il Seder, la cena di Pasqua, comincia.

Papà occupa il posto a capotavola. Appoggiato a due grossi cuscini troneggia davvero. Dopo di lui, si accomodano gli altri commensali. Ci si spintona, si spostano le sedie, ci si accalca attorno alla tavola. Papà, per primo, solleva il tovagliolo che ricopre il suo piatto di cibi rituali e vi getta uno sguardo penetrante. Mamma ha gli occhi sbarrati. Possibile che sia stato dimenticato qualcosa?

Sotto il pane della Pasqua fuoriescono, come ciuffetti di muschio da un vecchio tetto, ciuffetti di erbe amare, una coppetta di salsa di rafano, un piccolo collo di pollo, un uovo sodo. Si scoprono i piatti di Seder degli astanti, preparati come quello di papà.

“Aarke! Mi passi le tue erbe amare? Si?”. Attraverso il tavolo Abrashka grida all’ improvviso al fratello maggiore.

“Zotico che non sei altro! Non pensi che a una cosa sola! Festa o non festa, hai solo il mangiare in testa!”.

“E tu allora? Perché abbai come un cane in un giorno come questo? Ti ho solo chiesto delle erbe amare!…”.

“Sei pronto a rimpinzarti, persino di rafano! O mi sbaglio?…”.

“Silenzio!”. Papà li blocca. “Cos’ è tutto questo macello? Riempite i bicchieri! Passate il vino agli altri!”.

Le bottiglie di vino passano di mano in mano. Se le litigano. Il vino frizza, schizza sulla tovaglia.

“Buono il vino, vero? Se potessi ricevere una felicità altrettanto dolce!”.

“Non si dimentichi il calice del profeta Elia…”. Papà scuote la testa. E la mamma aggiunge:”Ecco, prendetene di questo! È il vino migliore!”.

Una bottiglia s’inclina. Il calice alto e rosso di Elia il profeta, al momento ancora silenzioso e pensieroso, si riempie fino all’ orlo.

Il vino è frizzante. La testa gira, come se un vento soffiasse dai Libri dell’Esodo aperti alle pagine sfogliate. Tutte le teste si chinano. Si sgranano le prime preghiere.

…Ho la testa pesante per il vino. I cuscini mi invitano a posarla sulle loro soffici piume. Ma so che presto, tra qualche preghiera, papà si chinerà su di me, come se fosse lui e non io a porre le “Quattro domande”.

Mi fa già segno.

“Bene, bene…”.

Di colpo cala il silenzio. Tutti mi guardano. Nascondo il viso nella Haggadah. Le lettere, la testa girano tutte insieme. Seguo col dito, vorrei raddrizzare le righe! Trattengo il fiato. Sobbalzo al suono della mia stessa voce.

“Perché questa notte è diversa da tutte le altre?”…

Papà mi suggerisce piano piano.

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Bella Chagall, Come fiamma che brucia

KKK

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