Ester, dove sei?

Bella è una bambina che sogna. Mi somiglia: talvolta, inseguendo i suoi sogni,  si estrania dalla realtà.

In occasione della festa di Purim è giunto Reb Leib  che leggerà la Megillah, il Libro di Ester. Riassumo brevemente:  Mardocheo, tutore di Ester, sventa un complotto tramato contro il re di Persia, Assuero.  Il re, per ricompensarlo,  gli affida un incarico importante e questo suscita l’invidia del ministro Aman. Quando la regina Vasti rifiuta di apparire ad un banchetto, il re la sostituisce con una fanciulla ebrea di straordinaria bellezza, per l’appunto Ester. Aman decide allora di sterminare tutti gli ebrei. Mardocheo chiede ad Ester di intercedere  presso il re. Ester, mettendo a rischio la propria vita, ottiene che venga risparmiato il suo popolo. Aman viene punito e i Giudei vengono risparmiati. Questa, molto in sintesi, la vicenda narrata nella Bibbia.

Bashenka ha chiesto alla madre di avere la sua raganella: con quella e battendo forte i piedi dovrà far fuggire Aman. Dovrà soltanto stare molto attenta a non lasciarsi sfuggire il momento giusto, quando Aman, durante la lettura, entrerà in scena.

 Reb Leib, intanto, indossata la kippà nera e lo scialle da preghiera,  apre il Libro di Ester: dondolandosi, comincia con voce melodiosa a intonare  le benedizioni. Ed ecco che re Assuero scende dal suo castello e col suo esercito sembra quasi che insegua il lettore il quale accelera il ritmo mentre Bella, la madre e Chaja,  ascoltano col fiato sospeso. Ma Bashenka pensa alla bellissima Ester e…

Disegno di Marc Chagall

Rileggo questo delizioso quadretto di Bella Ghagall.

Guardo la bocca del lettore. Non ce la faccio a seguire la sua lingua veloce. Non riesco ad afferrare il passo. Ecco! È su questo lato della pagina; ed ecco che questa si arrotola e che i suoi occhi saltano su un’ altro versetto.

Basta che non mi perda l’ingresso di Amàn! Devo assordarlo da sola.

La raganella è bagnata del sudore delle mie mani. Dio solo sa se girerà!

Mi avvicino al Rotolo. Tocco i suoi manici d’argento. Che affiancano la pergamena come due grandi pilastri.

Pilastri come questi, penso, sono in piedi all’ ingresso del castello del re. Rischiareranno il cammino di Ester. Presto uscirà, con il suo abito lungo e i suoi capelli d’ oro. Ed è vero, ora le righe si fanno meno fitte, uno spazio libero si apre. Il suo viso è raggiante.

All’ improvviso, reb Leib mi dà una spinta. Di certo vuole allontanarmi dal cammino della regina. Infuriata, lo fisso. Ma il suo collo si allunga fino in cima al soffitto.Come un tuono, la voce esplode: “Amàn! Amàn! Figlio di Hammedàta!”.

Mamma e Chaja battono i piedi. Proprio ora dovevo mettermi a sognare la mia Ester! Ho appena il tempo di agitare la raganella! Stizzita, la butto via.

Reb Leib si immerge di nuovo nella Megillah. Non gli stacco gli occhi di dosso. “Amàn! Amàn!”. Mi fa un cenno con la testa, come se volesse mostrarmi che Amàn –ecco qui- si è liberato dal Rotolo: devo colpirlo, devo ucciderlo sul posto.

Batto la mia raganella sul tavolo. Batto i piedi e grido. Se Amàn mi dovesse sfuggire, lo acciufferebbero mamma o Chaja.

“Amàn! Amàn!, grida ora il lettore ad ogni secondo, come se fuori del Rotolo fossero scivolati non uno ma mille Amàn. Le nostre voci fanno paura. L’uomo srotola rumorosamente la pergamena. Pagina dopo pagina si lamentano. È possibile che non riusciamo a ucciderlo, questo Amàn? È possibile che lui ci trafigga con la sua spada?

Ester, dove sei? Vieni a compiere il tuo miracolo! E in effetti, reb Leib mette di gridare, smette di dondolarsi, come se Ester sia apparsa luminosa, solo per lui, da una pagina appena srotolata. Addolcisce la voce, adorna la melodia di infiorettature e si china, si piega come per carezzare il candido vestito di Ester.

“Mamma, grazie a Dio! Ester è arrivata!”. L’animo rasserenato, mamma sospira. Gli occhi della cuoca si levano al cielo. Forse loda il Signore per aver mostrato in tempo la sua misericordia.

E, sotto l’incantesimo, Ester scende i gradini delle righe diradate, Il suo lungo strascico si allarga ogni volta sullo spazio in cui  non ci sono lettere ma brillano candide scanalature; come se in occasione delle feste  delle piccole candele bianche si fossero accese sul Rotolo.

“Amen! Amen!”. Finiamo di cantare con il lettore.

Esther, tondo ad affresco di Tita Gori, Chiesa di San Gervasio a Nimis

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Bella Chagall, Come fiamma che brucia

Informazioni su Velia Loresi

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