Prendemmo con noi il Davidka

Yoram Kaniuk, ha ricevuto numerosi premi, tra questi il Sapir Prize for Literature, nel 2011, per il libro “1948”, in cui racconta le sue esperienze nella guerra arabo-israeliana nella quale ha combattuto giovanissimo.

 Sulla copertina del libro appaiono quelle che sembrano zolle di terra (forse simboleggiano Eretz Israel) impregnate probabilmente del sangue dei giovani che morirono durante quel massacro, l’Operazione Nahshon, aprile 1948.

Tra i libri di Kaniuk, “Adam resurrected” del 1968, ambientato ad Arad nel deserto del Negev, ha ispirato l’omonimo il film diretto dal regista Paul Shrader.
Nel 2011 Yoram Kaniuk ha chiesto che venga ufficialmente cancellata dai suoi documenti di identità ogni affiliazione religiosa, normalmente obbligatoria in Israele.

Yoram Kaniuk

La battaglia a Nabi Samuel fu una fra le più cruente e stupide della guerra d’Indipendenza. Non partecipai all’ assalto al monte che guardava sulla strada per Gerusalemme. Noi ci mandarono a fare un’azione di depistaggio, a bordo di quattro mezzi corazzati forniti di un mortaio Davidka che ogni tanto sparava pure.


Ci dirigemmo verso Beit Iksa, nei pressi della stazione radar inglese, per un’operazione di cui non conoscevamo la natura esatta. Tutto quello che scriverò ora non mi è perfettamente chiaro. La battaglia me la sono dimenticata. Per più di trent’anni è rimasta spenta dentro di me.

Il mortaio Davidka
Trent’anni dopo la battaglia, un bel giorno andai con la mia Simca 1000 alla spiaggia di Sidna Ali, guardai l’acqua che era bella e calma,…….e dall’ acqua venne a galla un ricordo, come nuovo, che era rimasto nascosto in me e sino a quel momento si era rifiutato di uscir fuori. Lo guardai come si guarda un film. Tornai a casa e scrissi quel che ricordavo. Ma non è necessariamente quel che è stato.
Ricordavo che il nostro comandante aveva tenuto per sé l’ordine dell’operazione. Ero nel mezzo corazzato con il Davidka, che quando lo usavamo faceva più baccano che danno, ma altro non avevamo. Per strada cademmo in un’imboscata. Le mine fecero ribaltare tre mezzi corazzati. Uscimmo e prendemmo con noi il Davidka e i suoi enormi proiettili. Il quarto mezzo era intatto. Gavrush, che era l’autista del comandante nel quarto mezzo nonché il funambolo del volante della brigata Harel, riuscì a girare il mezzo. 

Nabi Samuel

Ormai ci sparavano addosso, c’erano dei feriti. Il comandante rimasto nel mezzo corazzato disse che tornava a Maaleh Hachamisha a chiedere aiuto. Gli spiegammo che lì non c’era nessuno che potesse venire da noi perché stavano tutti partecipando al grande attacco con Puza, di cui ancora non sapevamo che era già stato ucciso, e lo implorammo di non andare, ma se proprio ci lasciava lì e se ne andava che almeno ci dicesse cosa dovevamo fare e prendesse con sé alcuni feriti.
Lui sembrava agitato e rabbioso, disse che aveva fretta di chiedere aiuto, che era chiaro che l’avrebbe trovato, e non poteva fermarsi adesso e comunque sarebbe tornato presto con degli uomini. Lo sto ancora aspettando, lui e i suoi uomini.
Restammo dunque sotto un fuoco pesante, in campo aperto. Che fare, non lo sapevamo proprio. Ma davvero ci siamo tolti le camicie per fasciare i feriti? Davvero sono finite le camicie? Davvero in cielo si vedevano dei corvi che ballavano come pagliacci di Dio…
Solo nella notte ci fu dato di sapere che il grosso della battaglia a Nabi Samuel era stato un tragico fallimento. Sul monte c’erano decine di morti e miriadi di feriti, compresi i nostri morti. Cercai Menachem, di solito lo vedevo in giro, ma non c’era da nessuna parte. Ero sfinito e probabilmente avevo subito uno shock da battaglia, cosa che allora non si sapeva cosa fosse, comunque sprofondai in una sorta di congelamento, e mi misi a correre e saltare, credo, ricordo vagamente che cercavo il mio amico morto vicino a me, forse bevvi dell’acqua, forse mi diedi dei colpi. Forse cercai l’avvoltoio che non si vedeva più. Eravamo ventitré e tornammo in otto, mi pare

++++++++++++

Yoram Kaniuk, 1948

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in YORAM KANIUK, 1948. Contrassegna il permalink.