Compostamente e a tempo

Riporto, dal libro di memorie di Maurice Grosman, quest’ultimo brano che mi pare particolarmente significativo.
Siamo all’inizio del 1944 e gli Alleati si preparano a entrare in Francia. Nell’ ospedale dove è immobilizzato Maurice, i piccoli ricoverati si rifiutano di cantare in onore del Maresciallo Pétain e intonano l’ inno nazionale, la Marseillaise.
Alla fine l’ insegnante di musica, la mielosa signorina Tournillet, dovrà adeguarsi e li guiderà nell’ intonare “Allons enfants de la patrie”.

Rouget de Lisle
Rouget de l’ Isle

“E ora, ragazzi, finiremo come d’ abitudine”.
È pomeriggio. Il bombardamento della notte si allontana come un brutto sogno. La signorina Tournillet, con la sua voce sempre mielosa, smancerosa, in piedi, dietro il suo leggio e i suoi spartiti, si appresta a concludere la lezione di canto con il solito inno. Non s’immagina che oggi c’è un complotto.
Riuscirà? O gli organizzatori saranno i primi a sgonfiarsi?
Lei alza la sua bacchetta:
“Uno, due, tre…Maresciallo…Eccoci qua…”
Comincia  a battere il tempo, solo che, questa volta, nessuno di noi intona la canzone. Bocche chiuse. Visi impassibili.
“E allora, siete tutti addormentati? Forza, ricominciamo: Maresciallo…Eccoci qua”.
Ma batte il tempo solo per sé, sempre più interdetta, in mezzo a un grande silenzio. Noi ci tratteniamo dallo scoppiare a ridere. Venti paia di occhi che brillano osservano le sue reazioni.
E allora uno, un piccolino, di dieci anni appena, ha iniziato con voce limpida:
“Allons enfants de la patri-i-e…”.
E a poco a poco tutti lo seguiamo, con il sorriso fino alle orecchie.
La signorina Tournillet sgrana gli occhi, guarda da una parte e dall’altra, un po’ come fanno i polli. Poi sbatte la bacchetta più volte sul leggio:
“Ragazzi”…Ragazzi…”.
Ma non c’è niente da fare. E il canto cresce, si eleva, fino al momento in cui tutta la camerata esplode a voce spiegata:
Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons! Marchons, marchons…
La signorina Tournillet è paralizzata, pallida di fronte a questo improvviso affronto alla sua autorità. Tutti ci chiediamo cosa dirà. Finalmente arriviamo alla fine del ritornello. Il complotto è riuscito. Aspettiamo il seguito.
Lei guarda tutti, da una parte e dall’ altra.
E qui, la grande sorpresa. La signorina Tournillet si mette a sorridere, un po’  forzatamente:
“Dunque, se capisco bene, voi preferite cantare questa qui” dice mielosa. “E sia!”.
Ma improvvisamente aggrotta le sopracciglia:
“Solo che era una vera cacofonia! E poiché ci tenete, ricominceremo, ma compostamente e a tempo, invece che gridare come selvaggi! Uno, due, tre…”.
Allora, contenti, riprendiamo l’ inno nazionale, guidati da una signorina Tournillet tornata patriota…
Quel giorno l’abbiamo salutata con un po’ più di calore del solito. E lei ci ha fatto un sorriso che non le conoscevamo.

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Maurice Grosman, Una strana fortuna

Informazioni su Velia Loresi

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