Tacque

 Ogni pagina di Mila 18 provoca in me un senso di ribellione. Pagine che vorrei saltare, e vorrei che non fossero mai accaduti gli avvenimenti narrati.

Inorridisco leggendo di come l’ esercito tedesco riesca con estrema facilità ad entrare in Polonia nell’ estate del 1939.  Due settimane, e la Polonia è conquistata dai nazisti.  Poi l’ entrata dei carri armati a Varsavia: 3 milioni e mezzo di ebrei polacchi (3ooooo nella capitale) sono in balia dei tedeschi.

 E Rudolf Schreiker, organizzatore di bande di delinquenti con lo scopo di fracassare vetrine e svaligiare i negozi degli ebrei. E le disposizioni quotidiane che limitano sempre più la libertà di movimento.

Varsavia, Università

“L’ unica grande voce che poteva far sentire la sua autorità materiale e morale, quella della chiesa cattolica, tacque.”

 L’illusione di coloro che rifiutano di fuggire, per continuare a resistere. La costruzione del muro di mattoni, alto tre metri e lungo 11 miglia.

E l’ultima astuzia: la costituzione di una Milizia Ebraica per far credere al mondo che a rendere schiavi gli ebrei siano altri ebrei.

 Sul finire del 1940 il ghetto di Varsavia, col suo mezzo milione di persone, era il più vasto recinto di “bestiame umano” che mai si fosse visto al mondo. Gli ebrei erano alla mercé assoluta della più grande potenza militare che mai gli uomini avessero sperimentato.

I tedeschi avevano abilmente attuato il loro piano costringendo l’ebreo a comandare all’ ebreo attraverso l’impotente Autorità Civile, sostenuta dalla forte Milizia Ebraica agli ordini del sadico Warsinski.(Piotr Warsinski, ex vicedirettore del carcere Pawiak.)

Varsavia, Ponte Swietokrzyski

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LEON URIS, Mila 18. Il romanzo della rivolta del ghetto di Varsavia

 

Informazioni su Velia Loresi

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