Cortesia

“Sedetevi” disse finalmente Koenig. Accese la pipa facendo dondolare avanti e indietro, avanti e indietro la poltrona, finché, dopo aver trasudato da ogni poro quella sensazione di gioia insaziabile, avvertì che il piacere squisito della rivincita era svanito.

“Bronski, vi ho fatto chiamare perché stiamo creando una nuova Autorità Civile Ebraica. Il vecchio Comitato Ebraico sarà sciolto questo stesso pomeriggio. Vi propongo come vicepresidente in rappresentanza dei professionisti ebrei”

“Ma…Franz…il mio lavoro all’ università…”

“Da domani non ci saranno più ebrei all’ università”

“Allora non ho scelta?”

“Esatto. Se metterete in atto le nostre direttive e collaborerete, starete molto meglio degli ebrei di Varsavia, ve lo posso assicurare”

“Io…non so che dire, certo non servirebbe a nulla dichiarare che… da molti anni io mi sono nettamente distaccato da tutto ciò che è ebraico”

“Le direttive di Berlino precisano con chiarezza che tutte le nuove leggi sugli ebrei si estendono anche a quanti si siano convertiti al cattolicesimo o abbiano un solo genitore o nonno o bisnonno di razza giudaica. La pratica attiva o meno del giudaismo non costituisce oggetto di considerazione”

“Franz…io…mi è difficile credere a quanto odo”

“I tempi sono cambiati, dottor Bronski. Cercate di rendervene conto presto”

“Siamo stati amici tanto, tanto tempo…”

“Amici, mai!”

“Allora colleghi. Voi siete sempre stato un uomo pieno di comprensione. Eravate qui, il mese scorso, avete assistito a ciò che è accaduto…poi, siete una persona colta e intelligente…non posso credere che abbiate perduto completamente ogni sentimento di simpatia per noi”.

Koenig depose la pipa.

“Sì, Bronski, ho fatto la pace con me stesso, se è a questo che volevate alludere. Vedete, mi ero lasciato ingannare da tutti quei filosofi della virtù che parlano della verità, della bellezza e del trionfo degli agnelli. Ecco qui, ora, la realtà: la nostra è stata la vittoria dei leoni. La Germania mi ha dato in un attimo più di un migliaio d’ anni di mediocrità e di ricerca del conforto nelle citazioni delle false saggezze”.

“Franz…”

“Un momento, Bronski. Il vostro sistema mi metteva in balia della vostra astuzia. Questo nuovo sistema fa di me il vostro padrone. Inteso, dunque, che voi servirete nell’Autorità Civile Ebraica”.

Paul fece una risatina ironica.

“Sta bene, col massimo piacere”

“Ottimamente, allora. Domani alle 10:00 vi presenterete a rapporto dal Commissario Rudolf Schreiker per ricevere le prime istruzioni”.

Lentamente Paul si alzò e tese l’ unica mano.

Koenig la rifiutò.

“Sarebbe saggio da parte vostra abituarvi a evitare le formalità che sino a ieri ci facevano apparire uguali. In qualsiasi occasione mi chiamerete dottor Koenig e, comunque, mi dimostrerete il rispetto dovuto a un superiore”

“I tempi sono mutati” commentò Paul e fece per lasciare la stanza.

“Bronski, un’altra cosa ancora. Il sobborgo di Zoliborz sta per essere requisito a uso esclusivo dei funzionari e degli ufficiali germanici. Non sarà più consentito agli ebrei risiedervi.

Mi trasferirò io stesso nella vostra casa entro dieci giorni circa; così avrete tutto il tempo di trovarvi e organizzarvi un’ altra abitazione. Prima che vi mettiate a piangere vi dirò che, in considerazione dei nostri passati rapporti, vi pagherò un indennizzo ragionevole per la vostra proprietà, cortesia, questa, che non sarà usata alla maggior parte degli altri ebrei.”.

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 Leon Uris, Mila 18. Il romanzo della rivolta del ghetto di Varsavia

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