Il nuovo capolavoro che la Germania diede all’ umanità

 L’umanità aveva avuto in dono dal popolo tedesco i Beethoven, gli Schiller, i Freud e i dubbi meriti di Karl Marx. Ora il popolo tedesco regalava all’ umanità un’ altra serie di grandi autori: il generale von Bock, il generale von Küchler, il generale von Kluge, il generale von Rundstedt, il generale von Blaskowitz, il generale List, il generale Halder, il generale von Reichenau. Il libro che essi scrissero per offrirlo agli uomini si intitolava: Blitz-krieg (guerra-lampo).

La Polonia era come una grossa sacca fatta su misura per le fauci aperte della Germania, con la Prussia a nord, un confine comune di molte centinaia di chilometri, dal Baltico a Cracovia, e a sud la Cecoslovacchia appena violentata, al di là dei Carpazi.

Le mascelle si chiusero e i denti a sciabola, sotto forma di colonne corazzate, straziarono nel profondo la carne della Polonia. I polacchi, arroganti, ostinati, pieni di un folle orgoglio nazionalistico e con uno Stato Maggiore dalla mentalità strategica offensiva, distrussero qualsiasi, anche piccola, possibilità di arrestare l’invasione nemica. 

Danzica

Contro ogni logica la Polonia non si ritirò dietro le poche barriere difensive naturali dei suoi fiumi; anzi, sognò invano di poter difendere un confine di 1500 miglia, sul quale il nemico fu in grado di scegliere i punti adatti per il suo attacco. Non solo, la Polonia nutriva altri e più ambiziosi sogni: operare un contrattacco sotto forma di una carica di cavalleria lanciata a spron battuto.

Le forze polacche erano quasi immobilizzate, senza mezzi corazzati e con un armamento antiquato che, se mai, sarebbe stato adeguato a una guerra di mezzo secolo prima. Sostenuta da un coraggio primitivo, la Polonia pretese che il cavallo combattesse contro i carri armati.

E così le forze germaniche di terra operarono duplici, triplici accerchiamenti, misero in atto tattiche da libro illustrato, massacrarono, intrappolarono, schiacciarono, sopraffecero, sbaragliarono il nemico quasi senza difesa ma fiero ed orgoglioso. Il nuovo libro tedesco esigeva il disprezzo perfino di quelle forme, sia pure simboliche, di rispetto umano che di solito vengono osservate in quell’ arte dell’assassinio organizzato che si chiama guerra.

I cieli vomitarono sangue.

Poche ore dopo la violazione del confine, l’ aviazione polacca, minuscola e invecchiata, fu infranta al suolo. Poche ore, e le ferrovie vennero sconvolte e i magazzini di rifornimenti si consumarono in fiamme e fumo, e i ponti arroventati crollarono sfrigolando nelle acque dei fiumi. Città e villaggi, che non avevano un sol colpo da sparare per difendersi, furono rasi al suolo, ridotti ad ammassi di rovine fumanti.

La Luftwaffe, che aveva imparato in Spagna a violentare le città aperte, trasformò l’intera Polonia in un enorme tiro al piccione: mitragliò le truppe polacche che cercavano un riparo nella fuga e insieme i contadini polacchi che lavoravano nei campi, e i bambini polacchi che giocavano nei cortili delle scuole, e le donne polacche che, nelle maternità, allattavano i loro piccoli, e le suore polacche che ascoltavano la messa.

Dalla Cecoslovacchia, attraverso i Carpazi, List spinse le sue forze corazzate per i passi montani e aggirò sul fianco Cracovia, proprio nel punto in cui era stata perpetrata la distruzione provocatoria della stazione radio di Gleiwitz. Al centro, Reichenau ebbe l’ onore di scatenare la massa più numerosa di mezzi corazzati, mentre, sulla sua sinistra, Blaskowitz circondava una sacca nella pianura vicino al cuore industriale di Poznan. E von Bock e von Richler scattarono dalle loro posizioni di fiancheggiamento in Prussia e in Pomerania, mettendo fine così a quella seccatura che era stata il Corridoio Polacco.

In realtà il libro venne perfino rimaneggiato e corretto fino a toccare il culmine massimo dell’assassinio meccanico e tecnico. Il massacro della Polonia –l’ annientamento dei 200mila uomini del suo esercito e di decine di migliaia di civili e  lo stupro del suo territorio- fu il nuovo capolavoro che la Germania diede all’ umanità.

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Leon Uris, Mila 18. Il romanzo della rivolta del ghetto di Varsavia

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