Gli uomini di buona volontà sprofondavano sempre più

Gli uomini di buona volontà restavano sbalorditi dinanzi alla logica distorta alla quale ottanta milioni di uomini civili si accodavano urlando e marciando impettiti come automi isterici.

Gettati in una trance ipnotica dai ben ritmati furori che caratterizzavano il genio folle di Hitler, gli uomini di buona volontà sprofondavano sempre più nella melma e nel sudiciume, incapaci di liberarsi del mostro insaziabile che imperversava fra loro.

I geopolitici avevano rappresentato e suddiviso il mondo in aree di lavoro e di materie prime, e offerto un piano generale tale da far impallidire al suo confronto il Gengis Khan e tutti i più scellerati tiranni di ogni tempo.

Le masse tedesche, con terrificante enfaticità, proclamavano come un editto: “Sieg Heil! Sieg Heil! Sieg Heil!” “Lebensraum!” “Sieg Heil!”

E si tenevano pronte a recitare la parte la parte dei teutonici “re della guerra” al suono del wagneriano “Incantesimo del fuoco”.

“Noi dobbiamo salvare i cittadini germanici che vivono sotto la tirannia dello straniero! Un tedesco è sempre un tedesco!”

“Sieg Heil!”

L’ Austria e la Cecoslovacchia servirono d’esempio. Alimentato dalle vittorie incruente, certo che l’ America, la Francia, l’ Inghilterra non avrebbero combattuto, il cancro nazista si diffondeva.

Gdansk (Danzica)

“Danzica è tedesca! Restituite il Corridoio Polacco! Si ritorni ai confini del 1914! Basta con i trattamenti inumani inflitti ai cittadini di razza germanica!”

“Sieg Heil!”

Una volta il mondo era stato a guardare, indifferente, scrollando le spalle, dei piccoli uomini gialli che combattevano altri piccoli uomini gialli in un paese chiamato Manciura; e un’altra volta la Francia aveva debolmente protestato quando la Germania, violando il Trattato di Versailles, aveva rioccupato la Renania;  e un’altra volta ancora gli uomini avevano discusso e infine sospirato tolleranti, mentre uomini dalla pelle scura e che abitavano capanne di fango combattevano, armati di sole lance, in difesa del loro paese…un nome che i bambini usavano nei loro giochi…l’ Abissinia.

Un mondo ipnotizzato aveva rabbrividito dinanzi al banco di prova della sterilità democratica: lo stupro della Spagna a opera delle orde italiane, marocchine e tedesche.

Poi l’ Austria, poi la Cecoslovacchia, e i giusti tacquero intimiditi, mentre i malvagi si facevano sempre più audaci.

Manifesto nazista

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 Leon Uris, Mila 18. Il romanzo della rivolta del ghetto di Varsavia

 

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