I nuovi decreti sull’ editoria

Dopo un breve soggiorno a Costantinopoli con i genitori e la sorella Zhenja, Fanny si trasferisce, nella primavera del 1921, in una  splendida Roma. Qui conosce e sposa Alberto. Ma i tempi stanno cambiando e le nuvole minacciose del fascismo si addensano.

…Fanny non smetteva mai di consigliare al marito di rinunciare alla collaborazione al Becco Giallo. L’ ideatore della testata era stato Alberto Giannini, un caro amico, che aveva coinvolto nell’ avventura altri compagni di viaggio, come il famoso disegnatore Galantara, Carcavallo, Camerini e Gramantieri.

Chissà come era venuto in mente a quello sconclusionato gruppo di spiritosi di poter ancora dare vita ad una rivista di libera satira!

Un momento della marcia su Roma

Ormai molti loro colleghi, sul Travaso ad esempio, dimostravano di aver ben compreso su cosa convenisse scherzare, e cominciavano a riempire le loro testate di barzellette su mariti cornuti e suocere petulanti, se non di battute truculente inneggianti al fascismo e a Mussolini o trovate di pessimo gusto contro Sturzo e Giolitti.

Alberto e i suoi amici, al contrario, aprirono un fuoco di battute amare sul regime, accompagnate da editoriali nella sostanza molto seri, mostrando apertamente il petto al nemico, decisi a vender cara la propria libertà. 

E il Becco Giallo, in realtà, partì alla grande, con un notevole successo di vendite nelle edicole e attraverso gli abbonamenti. Evidentemente molti italiani avevano ancora sete di libertà, avvertivano i guasti del regime, assistevano al progredire quotidiano delle proibizioni, dei divieti, dei controlli, vedevano gli spazi di scelta individuale e indipendente restringersi a dismisura e sentivano il bisogno di sorridere.

I nuovi decreti sull’ editoria giunsero però a porre rimedio a tanta sfacciataggine, e presto i redattori del Becco Giallo si trovarono a scrivere prevalentemente per se stessi.

 Il Prefetto mandava quasi sempre a sequestrare il settimanale prima che lasciasse la tipografia, e a malapena si riusciva a salvare qualche copia da portare a un amico o parente che non avesse paura di leggerlo. Gli abbonamenti si erano rarefatti per il timore dei destinatari di attrarre l’attenzione di qualche fascista sulla propria casa e la propria famiglia.

Anche il lavoro di realizzazione non era più divertente, anzi era divenuto estremamente pericoloso. Si rischiavano le percosse entrando in redazione, si temevano incursioni quando si era dentro e agguati quando si usciva.

D’ altronde, come affermava Mussolini, dimostrando una considerevole padronanza di quello che più tardi Orwell avrebbe chiamato il newspeak, “il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime”, mentre “altrove i giornali sono agli ordini di gruppi plutocratici, di partiti o di individui”.

Camicie nere davanti al Quirinale

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 Fania Cavaliere, Il Novecento di Fanny Kaufmann

Informazioni su Velia Loresi

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